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Esami speciali in gravidanza

disegno Nell' ambito del controllo medico della gravidanza un ruolo importante spetta al laboratorio. Già precedentemente alla gravidanza è consigliabile a tutte le donne eseguire degli esami per verificare lo stato di salute generale, o al contrario riconoscere l' esistenza di eventuali patologie preesistenti alla gravidanza, come ad esempio l'anemia, il diabete, eventuali malattie infettive, ecc.. In corso di gravidanza un periodico controllo secondo le indicazioni del Medico, assicura circa la naturale evoluzione della gravidanza, oppure permette di evidenziare tempestivamente eventuali patologie favorite o causate dalla gravidanza. A titolo di esempio possiamo citare l'anemia (molto frequente), il diabete gestazionale, le infezioni urinarie, la gestosi. Un precoce riconoscimento di questi problemi favorisce una adeguata terapia, prevenendo così le complicanze peggiori. [*]

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Elenco degli esami più frequenti

immagine Pap test: La maggior parte delle donne ha già eseguito un paptest prima dell'inizio della gravidanza. Questo esame, di facile esecuzione e che non comporta nessun rischio per il bambino, va ripetuto se il precedente è stato effettuato da più di due anni. Infatti, lo screening dei tumori del collo dell'utero ha significato solo se la cadenza dei controlli non supera questo limite di tempo. Per non creare preoccupazioni derivanti dalle perdite ematiche legate al prelievo, è meglio fare l'esame dopo il IV° mese.

Ultra-Screen: L'ultra-Screen si basa su un esame ecografico e un prelievo di sangue, effettuati fra la 10ª e la 13ª settimana di gravidanza. Durante il controllo ecografico vengono verificate la vitalità dell'embrione e l'assenza di malformazioni maggiori. Quindi, si valuta l'epoca gestazionale e viene misurata la Translucenza Nucale (NT). Nel campione di sangue materno si effettua un Bi-Test. Il risultato del test biochimico viene combinato statisticamente con quello dell'esame ecografico per formulare il rischio specifico per la S. di Down e per la Trisomia 18. È comunque possibile, come abbiamo già visto, valutare il rischio basandosi solo su una delle due metodiche, in quanto sia il test biochimico che la misurazione della N.T. sono singolarmente validi indici di rischio. Le capacità dell'Ultra-Screen di individuare i casi di Sindrome di Down è pari al 90% con una percentuale di falsi positivi pari al 5%. Questo metodo rappresenta pertanto, attualmente, il metodo di screening più efficace.

Tampone vaginale: Molti ginecologi, anche in assenza di sintomi, richiedono durante l'ultimo mese di gravidanza (intorno alla 35^ settimana) il tampone vaginale e rettale per l'individuazione dello streptococco beta-emolitico di gruppo B. Si tratta di un microbo che se presente nella vagina o nel retto potrebbe infettare il bambino durante il parto, causando infezioni neonatali che in rari casi possono essere anche molto gravi. Non tutti i ginecologi sono d'accordo nel richiederlo, data la bassissima percentuale nel nostro paese di infezioni neonatali di questo tipo. Comunque, se l'esame rileva la presenza dello streptococco (che di solito non dà alcun sintomo alla madre), si esegue una profilassi antibiotica alla donna durante il travaglio ed eventualmente al neonato. Naturalmente, il tampone vaginale può essere eseguito per la ricerca di altri germi in qualsiasi altro periodo della gravidanza, in caso di sospetta infezione vaginale

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Translucenza nucale: Negli ultimi anni la diagnosi prenatale si è rivolta soprattutto ai segni ecografici delle malattie cromosomiche, nel tentativo di individuare i feti affetti con metodiche che non comportano rischio di aborto. Nel 1866 sempre il dott. L. Down osservò che, oltre a nascere da madri in età più avanzata, i bambini con trisomia 21 hanno un eccesso di pelle rispetto al corpo, soprattutto nella regione della nuca; questo può essere visualizzato con l'ecografia. Esso appare come un aumento dello spessore della zona priva di echi, cioè nera, tra due linee bianche parallele che rappresentano l'osso e l'epidermide della nuca. Questo piccolo spazio è stato denominato N.T. (Nuchal Translucency o Translucenza Nucale) e può essere facilmente misurato con l'ecografia tra 10 e 14 settimane di gravidanza. Viene considerato normale quando ha uno spessore inferiore a 3 mm. Quanto più lo spessore è sottile èiù si riduce il rischio di malattia. Spessori superiori a 3-4-5-6 mm sono, viceversa, associati a rischi di 4-21-26 e 41 volte superiori a quelli che la donna ha per la propria età. Dai dati pubblicati dal gruppo inglese di Nicolaides e Snijders (Fetal Medicine Fundation di Londra), su oltre centomila gravidanze studiate, risulta che questo semplice parametro può identificare circa l'80% dei feti affetti dalla sindrome di Down. Nel 5% dei casi, invece, l'esame risulta falsamente positivo, cioè i bambini nascono sani nonostante l'esame sospettasse la presenza della malattia. Quando il nuovo rischio di malattia cromosomica fetale, calcolato sulla base dello spessore della N.T., è superiore allo 0.5 ÷ 1% è consigliabile effettuare la villocentesi

Fibronectina: Con un semplice prelievo vaginale, utilizzando un apposito tampone che viene introdotto nel collo dell'utero, è possibile dosare questa sostanza che risulta aumentato nelle donne ad alto rischio di parto prematuro. Si tratta di un esame semplice, ma che non ha ancora avuto una conferma di validità e di applicabilità.

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L'AlfaFetoProteina: Questo test, isolato, ha ormai un valore prevalentemente storico in quanto, attualmente, la diagnosi dei difetti del sistema nervoso centrale del feto viene ottenuta principalmente mediante l'ecografia. L'AlfaFetoProteina (AFP), è una proteina d'origine fetale; essa attraversa la placenta, entra nel circolo materno e aumenta progressivamente durante la gravidanza, con un valore massimo a 30 settimane, per poi diminuire. Può essere pertanto dosata sul sangue materno. Nel 5% delle gravidanze il valore dell'esame risulta più elevato del massimo normale. Nel 95% dei feti affetti da anencefalia e nel 75% di quelli portatori di spina bifida i valori di AFP risulteranno 2,5 volte maggiori della media. Nel 3% dei casi che risultano positivi il valore è falsamente positivo. Per le gravidanze gemellari i valori vanno raddoppiati. Valori bassi di AFP sono invece associati ad un aumentato rischio di Sindrome di Down.

Il Bi-Test o Duo-Test: Si esegue nel 1° trimestre di gravidanza (8-13 settimane) e si basa sul dosaggio di due molecole:

  • la sub-unità beta della gonadotropina corionica (betahCG), che in caso di malattie cromosomiche fetali più frequentemente risulta innalzata
  • la Plasma Proteina "A" associata alla gravidanza o PAPP-A (dall’inglese Pregnancy Associated Plasma Protein A) che, invece, risulta diminuita
Il bi-test viene definito positivo quando la probabilità che il feto sia affetto dalla malattia risulta superiore a uno su 300; in tal caso è consigliabile effettuare la villocentesi. Questo esame è in grado di evidenziare il 63% dei feti affetti con il 5.5% di casi falsi positivi. L'associazione del bi-test con la misurazione della Translucenza Nucale (N.T) aumenta la capacità di diagnosi al 90%. Circa il 10% delle donne risulta positiva al test e deve eseguire la villocentesi per la diagnosi definitiva.

Triplo-Test o Tri-Test: Si esegue tra 15 e 20 settimane e si basa sul dosaggio, nel sangue della donna in gravidanza, di tre molecole d'origine feto-placentare che aumentano la capacità di individuare la Sindrome di Down:

  • L'Alfafetoproteina (AFP) in caso di malattie cromosomiche risulta più frequentemente ridotta
  • L'estriolo libero (µE3), prodotto dalla placenta a partire da cellule di origine fetale, risulta più frequentemente ridotto
  • La frazione libera della gonadotropina corionica (freebeta-hCG), prodotta dalla placenta, risulta invece più frequentemente innalzata
Il Tri-test viene definito positivo quando la probabilità che il feto sia affetto dalla malattia risulta superiore ad una probabilità su 300; In tal caso è consigliabile effettuare l'amniocentesi.

[*] Fonte: Gyneconline.net